Le donne nelle fabbriche: linguaggio tecnico e linguaggio inclusivo possono coesistere?

Le donne nelle fabbriche: linguaggio tecnico e linguaggio inclusivo possono coesistere?

Le donne nelle fabbriche 👩‍🦰👷‍♀️👩‍🔧👩‍🏭👩‍💼 ovvero: linguaggio tecnico e linguaggio inclusivo possono coesistere?

È vero, di donne (e, in generale, persone con un’identità di genere differente) che lavorano su PLC, linee di verniciatura e stazioni di granigliatura o sabbiatura non ce ne sono tante. 💥 Però perché non iniziare a farle “esistere” almeno nel nostro linguaggio?

👉🏻 Prendete una rivista tecnica qualsiasi e leggete una qualunque intervista: nel descrivere una linea, si parlerà sempre dell’operatore (uomo) che compie questa e quell’altra azione.
In inglese è tutto più semplice: nomi e aggettivi non hanno genere, e “he” o “she” si possono agilmente sostituire con il “singular they”, che io personalmente uso moltissimo.
🗝 Però anche in italiano ci possono essere dei piccoli accorgimenti: dal banale “l’operatore o l’operatrice” al cambio di sintassi, per esempio “chi opera sulla linea”.

👉🏻 Lo stesso si può fare nei manuali. Certo, la chiarezza è senz’altro la priorità in questo tipo di testi.
🗝 Però non è difficile sostituire un enunciato come “L’operatore è tenuto a osservare…” con “Si prega di osservare…” oppure semplicemente “Osservare…”.

Sono piccoli accorgimenti che costano davvero poco sforzo, ma possono fare la differenza per qualcuno.
🎯 E la vostra azienda si distinguerà per l’inclusività, l’attenzione al dettaglio e l’orientamento alla clientela (e non “al cliente”! 😉).